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Credito e IA: relazioni pericolose

Credito e IA: relazioni pericolose

5 min

Fine della storia per First Brands, il fornitore automobilistico statunitense che aveva fatto scalpore alla fine del 2025 per aver presentato istanza di protezione ai sensi della legge fallimentare. La società, che da allora è entrata in liquidazione, aveva fatto temere un effetto domino nel settore del debito privato, che era stato la sua principale fonte di finanziamento. Un anno dopo, l’attenzione degli investitori si è spostata su un’altra potenziale fonte di rischio: l’intensa attività di raccolta sui mercati del credito da parte degli operatori del settore dell’IA. A tal punto che KKR parla di «un ciclo di investimenti insolitamente concentrato». Con un simile avvertimento lanciato da una delle principali società di investimento di Wall Street, è necessario fare il punto della situazione.

Gli importi investiti in capitale dagli hyperscaler* fanno venire le vertigini: 806 miliardi di dollari previsti quest’anno secondo il consenso e 1.104 miliardi nel 2027, dopo «soli» 237 miliardi nel 2024. Non sorprende che, poiché la generazione di flussi di cassa di questi cinque attori non segua lo stesso andamento ascendente delle spese, i loro bilanci siano diventati la variabile di aggiustamento.

La banca d’affari statunitense Goldman Sachs ha stimato gli importi delle emissioni realizzate da queste cinque società e quelle future. Anche in questo caso, le somme in gioco fanno girare la testa: dopo 108 miliardi di dollari di emissioni lorde nel 2025, gli analisti prevedono 250 miliardi quest’anno e 420 miliardi nel 2027. Al di là del settore tecnologico, stimano a 578 miliardi di dollari gli importi raccolti quest’anno dalle società legate al tema dell’IA, pari al 12% del valore nozionale totale del mercato Investment Grade** statunitense.

Gli hyperscaler non operano solo sul proprio mercato nazionale. Il loro fabbisogno di finanziamenti è tale che non esitano a rivolgersi ai mercati europei, australiani o svizzeri. È proprio in quest’ultimo paese che la situazione è più eclatante a causa delle dimensioni relativamente ridotte del suo mercato: oltre un quarto delle emissioni di quest’anno è legato all’IA, costringendo i responsabili della tesoreria delle aziende nazionali ad adeguare le proprie abitudini per evitare di trovarsi in concorrenza con questi attori.

Questa frenesia di emissioni comporta ovviamente un aumento dei tassi di interesse richiesti dagli investitori. Quelli pagati dai grandi attori del settore tecnologico americano non hanno smesso di salire quest’anno. A titolo di esempio, si può citare una cedola vicina al 7% offerta da Alphabet, la società madre di Google, in occasione di un’emissione a 20 anni in dollari australiani alla fine di agosto con uno spread*** di 180 pb all’emissione, nonostante un rating AA+ da parte dell’agenzia S&P Global.

Più in generale, gli analisti di Goldman Sachs ritengono che le società con rating investment grade legate all’intelligenza artificiale paghino un premio di circa 20 punti base rispetto alle altre sul mercato del credito statunitense. Probabilmente è per questo motivo che Amazon sta attualmente valutando l’opportunità di vendere agli investitori un veicolo speciale composto dai chip più sofisticati di Nvidia per un importo di otto miliardi di dollari, nell’ambito di un’operazione di sell & lease back****.

Mentre i mercati del credito sia statunitensi che europei erano rimasti resilienti fino alla fine di agosto, l’aumento della volatilità dei tassi***** ha avuto la meglio sugli spread, che nell’ultimo mese si sono ampliati di 20 punti base per il segmento IG europeo, raggiungendo i 100 punti base. Gli investitori più esperti conoscono bene la correlazione tra questi due parametri di mercato, ai quali va aggiunta una riduzione dei flussi in entrata verso la classe di attività obbligazionaria societaria registrata nelle ultime settimane.

Tale riduzione dei flussi può essere spiegata dalla forte concorrenza per il capitale che imperversa nei mercati obbligazionari, dato che anche gli Stati tendono a emettere importi significativi di titoli. Dopo il recente andamento del mercato nella cosiddetta fascia «senza rischio», il rendimento del credito IG europeo può apparire attraente al 4,3% per le classiche strategie direzionali di carry trade. Tuttavia, l’attuale livello dello spread rimane ancora al di sotto della media quinquennale (120 bp) e ben lontano dai massimi di settembre 2022 (230 bp), esponendo gli investitori a un rischio di decompressione che solo le strategie di credito flessibili saranno in grado di assorbire…

 

* Amazon, Google, Meta, Microsoft e Oracle;

**Categoria di credito societario di qualità;

***Differenziale tra il tasso privo di rischio e il rendimento di un’obbligazione societaria;

****Operazione di vendita con patto di locazione;

*****Indice Move a 101.

Testo redatto il 9 ottobre 2026 da Pierre Pincemaille, Secrétaire général della Gestione. 

Il presente commento della gestione  è uno strumento promozionale di presentazione semplificato e non costituisce né un'offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente non può essere riprodotto, divulgato, comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione della società di gestione.

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