24 Maggio 2018

Il debito italiano mette i mercati sotto pressione

Commento di gestione

I mercati continuano a temere le conseguenze della formazione del progetto di governo italiano. I tassi a lungo termine italiani si sono mossi di 60 punti base nell’ultima settimana. Anticipare l’esplosione dell’Eurozona da adesso sembra tuttavia un po’ prematuro. Lo scenario greco ci insegna che alla fine, l’appartenenza ad una zona monetaria forte (governata dalla Germania) prevale per il momento sui presunti vantaggi di un’uscita disorganizzata con l’istituzione di una moneta locale. D’altro canto, constatare che l’Euro e la zona monetaria nel suo insieme siano sempre in fase di gestazione e di costante rivoluzione sembra ovvio.

Dire anche che la maggioranza degli italiani considera il progetto europeo come insufficientemente vantaggioso o generoso ai loro occhi è un eufemismo. Se si può temere un attacco sui titoli di stato italiani nelle prossime settimane o mesi a seconda delle proposte del nuovo governo, bisogna ricordare che il debito italiano è detenuto per i due terzi in mano domestica. Inoltre, malgrado la sua quantità (2 700 mld€), è un debito che non viene scambiato per più di 8 mld€ al giorno. Questo non impedirà tuttavia dei movimenti speculativi. Nei mercati emergenti, le estreme difficoltà di paesi come la Turchia e l’Argentina ricordano anche che una situazione di ampio deficit di uno stato conduce inevitabilmente alla destabilizzazione della sua moneta e della sua intera economia.

Le tensioni, minacce e negoziazioni in corso tra Stati Uniti e Cina riguardo gli accordi commerciali o del summit coreano agiscono ugualmente come fattori ansiogeni per gli investitori. Tutti questi elementi vanno a rinforzare il re dollaro, valuta rifugio, in un mondo che deve vivere con la rimessa in discussione del multilateralismo e l’accumulo di debito privato praticamente in tutte le economie. Se il momentum macroeconomico venisse meno, particolarmente in Europa, ci sarebbe da temere il proseguimento della correzione sui mercati, movimento che sarà ugualmente alimentato da flussi in uscita. La buona notizia tuttavia è l’indebolimento dell’Euro che permette alle società esportatrici europee di ritrovare un po’ di competitività.

Testo redatto il 24 maggio 2018 da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione. 

Il presente commento della gestione  è uno strumento promozionale di presentazione semplificato e non costituisce né un'offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente non può essere riprodotto, divulgato, comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione della società di gestione.

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I mercati continuano a temere le conseguenze della formazione del progetto di governo italiano. I tassi a lungo termine italiani si sono mossi di 60 punti base nell’ultima settimana. Anticipare l’esplosione dell’Eurozona da adesso sembra tuttavia un po’ prematuro. Lo scenario greco ci insegna che alla fine, l’appartenenza ad una zona monetaria...
2018-05-24