01 Giugno 2018

L’Italia si è ritrovata ai piedi del muro dell’Europa e dei mercati.

Commento di gestione

L’Italia si è ritrovata ai piedi del muro dell’Europa e dei mercati. Il presidente Mattarella si è quindi, in un primo momento, rifiutato di istituire un governo la cui pietra miliare (Ministro dell’Economia) si è dimostrato incompatibile con il sistema dell’Eurozona (o la sua esistenza). Due mesi dopo i risultati delle elezioni, l’Italia non aveva ancora un governo (che francamente non è preoccupante per la gestione degli affari correnti)) e il costo del finanziamento di tutti gli agenti economici (Stato, enti locali, banche, imprese, consumatori) è fortemente aumentato (+150 punti base sui tassi a due anni italiani). Quest’ultimo punto è da relativizzare poiché l’Italia non è nella stessa situazione degli anni 2011-2013. La ripresa si è rafforzata e i bilanci delle banche italiane sono stati in parte ripuliti.

Nel momento in cui vengono scritte queste righe, le discussioni intraprese dai partiti vincitori delle elezioni si sono accordati su un governo equilibrato con un ministro dell’economia più euro-compatibile. Allo stato attuale dei sondaggi, nuove elezioni non avrebbero dato con certezza un esito più facile da tradurre politicamente ed economicamente (Lega in posizione di forza) a meno che quest’ultima si fosse alleata con un partito come Forza Italia e avesse ripulito il suo programma anti-euro. In più, il presidente Mattarella non avrebbe probabilmente avuto la possibilità di rifiutare un nuovo primo ministro sostenuto da una maggioranza più larga intorno alle idee della Lega (immigrazione, taglio delle imposte…).

La storia ci ricorda che anche in Francia sotto la Terza Repubblica nel 1879, il Presidente di allora, il Generale Mac Mahon, aveva utilizzato la stessa tecnica (autorizzata dalla costituzione) per potersi dimettere di fronte alla forza del suffragio popolare che si opponeva e si imponeva ad una decisione istituzionale e tecnocratica. La formazione di un nuovo governo in Italia rasserenerà sicuramente gli investitori nel breve periodo. Ma la coalizione non sarà per questo meno traballante. In più, anche la Spagna ha cambiato governo a seguito della mozione di sfiducia votata dal parlamento. Se vi aggiungiamo le difficoltà croniche degli emergenti (Argentina, Turchia e Brasile), le minacce protezioniste dell’amministrazione Trump, supportate dalla supremazia del dollaro e dal costo complessivo della spesa petrolifera per l’economia mondiale, è legittimo quindi porsi la domanda su un possibile rallentamento generalizzato della crescita mondiale. L’Europa potrà essere  ancora una volta… La Grande Sconfitta. I responsabili politici sono ormai consapevoli del rischio.

Testo redatto il 1 giugno 2018 da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione. 

Il presente commento della gestione  è uno strumento promozionale di presentazione semplificato e non costituisce né un'offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente non può essere riprodotto, divulgato, comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione della società di gestione.

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L’Italia si è ritrovata ai piedi del muro dell’Europa e dei mercati. Il presidente Mattarella si è quindi, in un primo momento, rifiutato di istituire un governo la cui pietra miliare (Ministro dell’Economia) si è dimostrato incompatibile con il sistema dell’Eurozona (o la sua esistenza). Due mesi dopo i risultati delle elezioni, l’Italia non...
2018-06-01