05 Marzo 2018

Europa in ritardo rispetto a Wall Street nonostante dei buoni indicatori macroeconomici

Commento di gestione

Il paradossale Donald Trump ha colpito nuovamente il pianeta Capitalismo annunciando l’attuazione di tariffe doganali sulle importazioni di acciaio (25%) e di alluminio (10%) negli Stati Uniti. Queste misure protezioniste (già percepibili nel programma del presidente americano) hanno mandato gli indici di borsa, specialmente europei, al purgatorio in questo inizio di Marzo. Mentre questi avevano resistito durante il “flash crash” di febbraio negli USA, l’Europa accusa ormai un ritardo significativo (se consideriamo solo il confronto in valuta locale) nel confronto con gli indici americani.Il DAX 30 è addirittura superato dal CAC 40.

In breve, la performance è da rifare per l’Europa e l’Eurozona anche se l’orizzonte politico si schiarisce (Voto del SPD a favore dell’accordo di coalizione e risultato abbastanza previsto sebbene ancora traballante delle elezioni legislative italiane). I dati macroeconomici nell’Eurozona sono eccellenti sulla componente reale (volume). D’altro canto, i prezzi ancora non variano significativamente al rialzo e gli indici di inflazione sono posizionati ancora abbastanza lontani dall’obiettivo del 2% (1,3%). L’onniscienza del capitalismo ultra-globalizzato è ormai chiamato in causa da molti paesi sulla scia degli Stati Uniti. I paesi emergenti non sono da meno poiché l’India già da qualche mese applica pesanti vincoli agli importatori. La Cina, che ha sempre saputo difendere i suoi interessi economici a livello domestico, ha cambiato il suo modello istituzionale per dare pieni poteri a XI Jinping in maniera indefinita. Questo non è probabilmente per rispondere in maniera morbida ai colpi del suo miglior nemico commerciale (gli USA).

Il Giappone rappresenta l’eccezione aprendo poco alla volta le sue frontiere (specialmente ai turisti deregolamentando la sua politica sul visto d’ingresso) nella prospettiva dei Giochi Olimpici del 2020 (obiettivo dei 40 milioni di visitatori rispetto agli attuali 28 milioni). Ma appare vulnerabile di fronte alle potenze che hanno contribuito alla sua favolosa capacità esportatrice per numerosi anni. Il 2018 non sarà un anno facile per i gestori poiché sono apparse numerose aree di rischio (volatilità, cambio, tasso di interesse). Bisognerà dunque essere agili come la fragile barca che sfida la famosa Grande Onda incisa dal maestro giapponese Hokusai.

Testo redatto il 5 marzo 2018 da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione. 

Il presente commento della gestione  è uno strumento promozionale di presentazione semplificato e non costituisce né un'offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente non può essere riprodotto, divulgato, comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione della società di gestione.

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2018-03-05