16 Febbraio 2018

I mercati accolgono pacatamente il ritorno dell’inflazione negli Stati Uniti

Commento di gestione

Gli investitori hanno avuto il piacere di cenare tête à tête con l’amata inflazione il giorno di San Valentino. In effetti, la pubblicazione dei dati sull’inflazione negli USA il 14 febbraio, tradizionale festa degli innamorati, ha sancito ancor di più le future aspettative d’inflazione. L’indice CPI (consumer price index), quello che osservano i comuni mortali, ha raggiunto il 2,1% (contro il 2,5 dell’anno precedente). Ma è tuttavia l’indice PCE (personal consumer expenditure) che dovrebbe essere analizzato perché è questo che costituisce la base per fissare l’obiettivo del 2% della FED dal 2012. Quest’ultimo è risultato 1,8% (rispetto al 2,1% dell’anno precedente).

Questo è quindi un corretto ritorno alla normalità piuttosto che una ripresa improvvisa o una sbandata incontrollata dell’inflazione ma, bisogna riconoscerlo, in un contesto di tassi di interesse molto particolare. Il tasso a 10 anni sembra ormai ammiccare al 3%. Questo rinnovamento inflazionista ha messo le ali ai mercati azionari (su entrambe le sponde dell’Atlantico) sulla scia dei risultati annuali positivi e dei discorsi ottimisti per il 2018.  Questo ha perturbato molto di più i mercati delle valute. Così il cambio euro-dollaro sembra aver superato la barriera del 1,25 per restare poco più durevolmente nella banda d’oscillazione 1,25-1,30. Lo yen si è rinforzato rispetto all’Euro dopo aver sfondato dei livelli spettacolari (137). Dei dubbi rimangono in effetti sull’economia americana. Il consumatore e l’investitore immobiliare saranno messi sotto pressione con la risalita dei tassi e la debolezza del dollaro. Ai programmi di Trump serve del tempo per diffondersi nell’economia e sono noti per portare deficit di bilancio.

Accanto, la zona Euro fa la figura dell’alunno (quasi) modello: deficit di bilancio in forte riduzione, bilancia commerciale positiva, politica monetaria prevedibile ed accomodante, calo generalizzato della disoccupazione (anche in Francia!). Neanche l’Euro forte sembra allarmare investitori o dirigenti, o almeno per ora. È possibile quindi che la risalita dei mercati duri ancora ma le sfide per i prossimi mesi restano le stesse quando si tratta di assorbire un aumento troppo rapido dei tassi di interesse. Approfittiamone comunque per augurare (ancora una volta) buon anno in occasione del capodanno cinese (Anno del Cane) e ricordiamoci con un pizzico di malizia che il 1994 (anno complicato per i mercati obbligazionari) era stato anch’esso un anno del Cane.

Testo redatto il 16 febbraio 2018 da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione. 

Il presente commento della gestione  è uno strumento promozionale di presentazione semplificato e non costituisce né un'offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente non può essere riprodotto, divulgato, comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione della società di gestione.

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Gli investitori hanno avuto il piacere di cenare tête à tête con l’amata inflazione il giorno di San Valentino. In effetti, la pubblicazione dei dati sull’inflazione negli USA il 14 febbraio, tradizionale festa degli innamorati, ha sancito ancor di più le future aspettative d’inflazione. L’indice CPI (consumer price index), quello che osservano...
2018-02-16