26 Gennaio 2018

Guerra valutaria e pace fiscale.

Commento di gestione

Mentre la settimana si è aperta con il termine dello “shutdown” di alcune amministrazioni americane (fino alla prossima data di riunione tra i democratici e i repubblicani fissata per il giorno 8 febbraio), ad alimentare i mercati la scorsa settimana sono stati i movimenti dei tassi di cambio. Le dichiarazioni di Steve Mnuchin sui benefici del dollaro debole hanno spinto il biglietto verde a 1,25 rispetto all’Euro senza che Mario Draghi si preoccupi molto dato che la ripresa economica europea si conferma robusta.

Una posizione buy sullo Yen (una tra le ultime valute più deboli rispetto all’Euro e al Dollaro tra i paesi liberali) potrebbe essere un’idea di investimento su un mercato dei cambi che rischia di continuare a turbare la crescita dei mercati azionari e le previsioni dei risultati economici delle grandi imprese. Parallelamente, tutti i paesi (Stati Uniti in testa ma ugualmente la Francia) si sono lanciate in una tregua fiscale con le imprese e le famiglie più agiate per attirare i flussi di capitale internazionale e innescare anche una concorrenza fiscale.

Le conseguenze positive sull’ingente abbassamento delle imposte sull’economia (effetto sgocciolamento dall'alto verso il basso) potrebbero essere parzialmente annullate dall’effetto abbastanza disastroso sul deficit di bilancio, deriva delle attuali caratteristiche dai due modelli capitalisti anglosassoni (Stati Uniti e Gran Bretagna). La fiscalità, strumento di redistribuzione e di miglior efficacia economica non è affatto un tema nuovo.

Già il filosofo Voltaire nel 1768 nel suo libro “l’uomo dai 40 scudi”, ne faceva il centro della sua opera. Il suo racconto suggerisce comunque che la miglior tassa che possa esistere sarebbe quella basata sull’intelligenza, perché, per vanità, tutti gli uomini accetterebbero di pagarla! La guerra delle valute e la tregua fiscale costituiscono oggi le condizioni di un nuovo pericolo che incombe con le promesse elettorali di Donald Trump: la rinascita del protezionismo.

Testo redatto il 26 gennaio 2018 da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione. 

Il presente commento della gestione  è uno strumento promozionale di presentazione semplificato e non costituisce né un'offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente non può essere riprodotto, divulgato, comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione della società di gestione.

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Mentre la settimana si è aperta con il termine dello “shutdown” di alcune amministrazioni americane (fino alla prossima data di riunione tra i democratici e i repubblicani fissata per il giorno 8 febbraio), ad alimentare i mercati la scorsa settimana sono stati i movimenti dei tassi di cambio. Le dichiarazioni di Steve Mnuchin sui benefici del...
2018-01-26