10 Novembre 2017

Pubblicazioni offuscate provocano prese di profitto

Commento di gestione

La settimana si conclude su una nota dissonante con un giovedì segnato dal ritorno della volatilità, e un rialzo generalizzato dei tassi a lungo termine in un contesto di minacce sottili e velate tra Europa e Gran Bretagna sulle condizioni pecuniarie del Brexit. Un segnale interessante dello stress attuale è che la volatilità storica realizzata sull’indice S&P500 è stata la più debole dal 1965 mentre la volatilità intraday (giornaliera) delle aziende che hanno pubblicato è stata la più forte degli ultimi cinque anni. Con mercati ai massimi storici in quasi tutte le zone economiche (soprattutto in Giappone, dove il Nikkei ha raggiunto il suo massimo degli ultimi ventisei anni), non è strano osservare una fase di respiro in questa fase di fine anno. E’ anche vero che certe pubblicazioni trimestrali hanno deluso (le banche soprattutto, e le aziende globali esposte alla volatilità dei tassi di cambio o al rialzo del prezzo delle materie prime che tagliano i margini operativi). Certi settori, come quello della tecnologia mostrano delle sovraperformance borsistiche già stellari suI fondi grazie a risultati operativi solidi.

Così negli Stati Uniti le “FAANG” (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google) mostrano un performance media ponderata di più del 45% contro il 25% del NASDAQ e il 15% del S&P 500. La politica monetaria sembra ben indicata con le banche centrali attente nelle loro azioni e nelle loro comunicazioni. In effetti, la nomina di Jerome Powell e il discorso di Mario Draghi installano una forma di continuità per il 2018. Non è raro avere picchi di volatilità e correzioni passeggere, anche se il mercato si trova in una fase di euforia macro-economica sostenuta dalle riprese economiche (europee soprattutto) e dall’avvento del “cyberalismo”, questo nuovo modello economico che combina liberalismo, digitalizzazione e robotizzazione. Senza cadere negli eccessi degli anni 2000, perché le “cyber-azioni” producono profitto, nessuno oggi è in grado di dire con precisione dove la digitalizzazione e la robotizzazione porteranno l’umanità. Per lo meno quello che è sicuro è che queste due tematiche saranno ancora portatrici di crescita nel 2018.

La distensione di alcuni multipli di valorizzazione, un po’ troppo generosi, non è per forza di cose negativa, anzi potrebbe ridare buoni punti d’ingresso. Certi settori (telecomunicazioni, banche, petrolio, media) rimangono a prezzi ragionevoli soprattutto in un prospettiva di crescita dei risultati per il periodo 2018-2019. Meriterebbero di essere riconsiderati nelle allocazioni.

Testo redatto il 10 novembre 2017 da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione. 

Il presente commento della gestione  è uno strumento promozionale di presentazione semplificato e non costituisce né un'offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente non può essere riprodotto, divulgato, comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione della società di gestione.

DNCA Investments è un marchio commerciale di DNCA Finance.

La settimana si conclude su una nota dissonante con un giovedì segnato dal ritorno della volatilità, e un rialzo generalizzato dei tassi a lungo termine in un contesto di minacce sottili e velate tra Europa e Gran Bretagna sulle condizioni pecuniarie del Brexit. Un segnale interessante dello stress attuale è che la volatilità storica realizzata...
2017-11-10