06 Ottobre 2017

L’economia sorvola le turbolenze politiche

Commento di gestione

Pare che in Europa certi dirigenti e governatori, il cui ego sembra gonfiato con l’elio, siano più interessati alla conquista del potere che al rispetto democratico delle leggi e al pragmatismo economico.

Recitando la drammaturgia di una nazione catalana “oppressa” alla quale per il momento tutto sorride (il PIL spagnolo progredisce ad un ritmo trimestrale del 3.5%), l’attuale potere catalano ha deciso mettersi in stallo in questa ricerca un po’ folle di ripiego su se stesso in un mondo globalizzato e digitalizzato. La Catalogna rappresenta il 2% dell’economia dell’Eurozona e ha un debito pubblico equivalente al 100% del PIL. Come ricordato dall’Europa, qualsiasi secessione spagnola la metterebbe di fatto fuori dall’Unione e dalla zona Euro. C’è da chiedersi che cosa realmente fornirebbe l’indipendenza, se non il potere assoluto ad alcuni e la soddisfazione di essere politicamente indipendenti, ma terribilmente dipendenti dalla Spagna (primo partner commerciale) e dall’Europa al livello economico. Come la Grecia e come il Brexit, questo episodio rischia di mostrare ancora la robustezza del modello europeo e delle sue istituzioni. Per il momento però i mercati ci vedono un elemento di volatilità, comprensibile dal momento in cui l’imbroglio giuridico e la debolezza della maggioranza che sostiene Mariano Rajoy potrebbero portare a delle elezioni spagnole anticipate.

Negli Stati Uniti, la Fed ha gettato bene l’ancora sulle attese degli investitori circa un rialzo dei tassi a dicembre. Per il 2018, i mercati s’interrogano ancora sul numero di rialzi dei tassi (due o tre); non bisogna dimenticare che nel 2018 ci sarà il rinnovo o meno del mandato di Janet Yellen e la probabile applicazione del nuovo programma fiscale americano (2000md$ su 10 anni) il cui finanziamento del bilancio pare oggi incerto. Ciò che si può constatare è il vigore di un’economia americana rinvigorita da un dollaro indebolito. Come tra l’altro in Europa o anche in Francia, la previsione del PIL per 2017 è rivista al rialzo dall’INSEE a +1.8% a causa del rimbalzo degli investimenti aziendali e e dell’aumento della domanda dei consumatori. Si susseguono i record tra gli indici borsistici americani, e aumentano i divari storici tra mercati americani e europei in termini di performance e di valorizzazione. Non bisogna distogliere l’attenzione dai fondamentali economici che continuano a mostrare un’accelerazione nell’Eurozona. Inoltre, le fasi di discesa dei mercati costituiscono delle buone opportunità d’acquisto.

Testo redatto il 6 ottobre 2017 da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione. 

Il presente commento della gestione  è uno strumento promozionale di presentazione semplificato e non costituisce né un'offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente non può essere riprodotto, divulgato, comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione della società di gestione.

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Pare che in Europa certi dirigenti e governatori, il cui ego sembra gonfiato con l’elio, siano più interessati alla conquista del potere che al rispetto democratico delle leggi e al pragmatismo economico. Recitando la drammaturgia di una nazione catalana “oppressa” alla quale per il momento tutto sorride (il PIL spagnolo progredisce ad un ritmo...
2017-10-06