02 Giugno 2017

Il punto settimanale sui mercati di Igor de Maack

Commento di gestione

L'annuncio da parte Donald Trump dell’uscita degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi e la momentanea carenza di benzina nell’Ile de France causata da uno sciopero rappresentano due buone ragioni per porsi delle domande legittime su un settore cruciale per l'economia e per il mercato azionario: il petrolio e, più in generale, l’energia. La reazione alla decisione degli Stati Uniti ha portato a un calo del prezzo del petrolio (<$47), in contrasto con il consenso che prevedeva uno scenario di graduale ripresa del barile a $60. Un intenso dibattito si è acceso all’interno della comunità finanziaria sull'impatto di un prezzo stabilmente basso dell'oro nero sulla redditività del capitale investito in questo settore.
- La condotta aggressiva dei produttori di gas e olio di scisto, i cui profitti rappresentano una quota crescente della redditività delle società statunitensi, può durevolmente influenzare il prezzo del petrolio?
- L’OPEC e la Russia possono stabilire e collettivamente rispettare nuovi accordi per ridurre la loro rispettiva produzione?
- Quale sarà il costo e la quota di mercato delle nuove soluzioni di energia rinnovabile?
- Il gas (compreso il GNL) sarà in grado di ritardare il picco della domanda di petrolio (oggi stimato negli anni 2030) e garantire una continuazione nella creazione di valore in questo settore?  
- L'efficienza energetica e lo sviluppo dell’auto elettrica (si stima rappresenterà il 10% dei veicoli nei prossimi decenni) riflettono una fine programmata degli idrocarburi convenzionali?
- Tesla porterà a compimento la sua scommessa di assicurarsi un ritmo di produzione di 500.000 veicoli all'anno?

Sarebbe troppo ambizioso poter rispondere a tutti questi interrogativi in poche righe. Inoltre, non esiste probabilmente un’unica risposta ma diverse ipotesi da formulare. La valutazione del settore (PE 2018 di 13,3x e rendimento netto 2017 del 5,4% in Europa), che attira inevitabilmente l'attenzione degli investitori value, tiene già conto di questi rischi, ma in quale misura? Le società petrolifere sono state a lungo abituate a investire ingenti capitali in cicli lunghi su dei progetti con rendimenti aleatori perché penalizzate dalle fluttuazioni del prezzo della loro commodity sui cicli brevi. Dovranno quindi ripensare alla gamma delle loro attività (diversificazione verso altre forme di energia, integrazione verticale, politica di acquisizione...). Sono già stati fatti dei notevoli sforzi di produttività e, al contempo, dovrebbero essere valutate nuove idee di investimento in progetti complessi.

In generale, le principali società petrolifere, industria dominante del capitalismo moderno da più di un secolo sia per dimensione che per capitalizzazione di mercato, dovranno rivedere la loro allocazione del capitale, così come l'investitore oggi dovrà riorientare parte dei suoi risparmi verso nuove soluzioni, più reattive e più performanti della semplice allocazione obbligazionaria.

Testo redatto il 2 guigno 2017 da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione. 

Il presente commento della gestione  è uno strumento promozionale di presentazione semplificato e non costituisce né un'offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente non può essere riprodotto, divulgato, comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione della società di gestione.

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L'annuncio da parte Donald Trump dell’uscita degli Stati Uniti dall'accordo di Parigi e la momentanea carenza di benzina nell’Ile de France causata da uno sciopero rappresentano due buone ragioni per porsi delle domande legittime su un settore cruciale per l'economia e per il mercato azionario: il petrolio e, più in generale, l’energia. La...
2017-06-02