02 Maggio 2017

"La probabilità che Emmanuel Macron venga eletto allontana un rischio sistemico"

Commento di gestione

Di Igor de Maack,
Gestore e Portavoce della Gestione
 
Questo primo turno delle elezioni francesi ha messo fine ad un’attesa durata diversi mesi. I sondaggi avevano annunciato dei minimi scostamenti tra i candidati presidenziali e, per una volta, hanno previsto correttamente l’esito elettorale.

Emmanuel Macron sarà opposto a Marine Le Pen. La scelta che si presenta dinanzi agli elettori è semplice: 1) votare per rimanere nel perimetro delle nazioni democratiche, prediligendo un programma social-liberale compatibile con il funzionamento del mondo globalizzato e connesso in cui viviamo; 2) scegliere l’incognita di un candidato presidenziale che suggerisce soluzioni estreme e un programma economico senza futuro. Al momento, i sondaggi vedono Emmanuel Macron in netto vantaggio. Rimangono, tuttavia, due settimane al secondo turno e il processo di trasferimento dei voti potrebbe non essere così evidente, se consideriamo i punteggi del primo turno. Come spesso accade, il secondo turno delle elezioni francesi si tradurrà quindi in una “non-scelta”. A differenza del primo turno, tradizionalmente espressione di un voto di appartenenza, gli elettori dovranno votare per il meno peggio, o per il candidato più vicino alle proprie sensibilità politiche. Le elezioni legislative (11 e 18 giugno) costituiranno un altro momento decisivo, poiché per poter governare in Francia occorre una maggioranza parlamentare.

In un primo tempo, gli investitori tireranno un sospiro di sollievo per non avere un secondo turno tra Le Pen e Jean-Luc Mélenchon. Potranno, fin da subito, ricominciare a investire sui mercati azionari europei, in particolare nell’azionario francese, qualora i sondaggi continuino a confermare un netto vantaggio del candidato "sobrio".

Il quinquennio si conclude quindi così come è iniziato, con un'impopolarità che raggiunge livelli da record nella Quinta Repubblica, dall’epoca del Presidente Pompidou. La Francia, con un debito e una spesa pubblica da ridurre, incapace di contenere realmente il tasso di disoccupazione dopo tre anni di crescita e bloccata in un regime sociale ereditato dai Trent’anni Gloriosi, non ha ancora saputo approfittare della ripresa economica nell’Eurozona per attuare le riforme necessarie. Non è riuscita a trarre beneficio dei tassi mantenuti artificialmente bassi da parte della BCE, la quale ha decisamente voltato le spalle all'ortodossia monetaria teutonica.

Con un patrimonio di inestimabile valore (la sua cultura, le sue piccole e grandi imprese, le sue infrastrutture, la sua demografia, il suo clima, la sua posizione geografica), la Francia si vede offrire una nuova occasione (l'ultima?) per salire sul treno delle grandi nazioni (sviluppate ed emergenti), per ridare corpo (e anima) al progetto europeo ed evitare un declino programmato dopo mille anni di storia emblematica.

Tutti i dati macroeconomici evidenziano una forte ripresa in Europa. Da diverse settimane gli investitori hanno iniziato nuovamente a investire nei titoli azionari europei.

La stima degli indici Markit Flash PMI del mese di aprile conferma l’accelerazione della crescita nell’Eurozona: la Francia registra quindi un livello record (57,4 rispetto al 56,2 del consensus). Per la prima volta, l’indice PMI francese supera l’indice PMI tedesco. In un contesto politico soddisfacente, la Francia dovrebbe conoscere ancora diversi semestri di crescita. A livello mondiale le previsioni sono state anch’esse riviste al rialzo. Il FMI ha alzato le previsioni di crescita globale per il 2017 dal 3,4% al 3,5% grazie ai paesi industrializzati (in particolare il Regno Unito dall’1,5% al 2%, il Giappone dal 0,6% all’1,2% e la Spagna dal 2,1% al 2,6%). La crescita economica ha inoltre subito un’accelerazione in Cina, attestandosi al 6,9% nel primo trimestre su base annua (a fronte di una stima del 6,8%), sostenuta in gran parte da un aumento degli investimenti nel settore immobiliare e in quello delle infrastrutture. La questione del vigore della crescita americana resta tuttavia dipendente dall’effettiva esecuzione delle misure economiche tanto declamate durante la campagna elettorale di Donald Trump.

Testo redatto il 23 aprile da Igor de Maack, Gestore e Portavoce della Gestione.

Clicca sull’immagine per scaricare il commento di mercato in PDF. 

Di Igor de Maack, Gestore e Portavoce della Gestione   Questo primo turno delle elezioni francesi ha messo fine ad un’attesa durata diversi mesi. I sondaggi avevano annunciato dei minimi scostamenti tra i candidati presidenziali e, per una volta, hanno previsto correttamente l’esito elettorale. Emmanuel Macron sarà...
2017-05-02