24 Aprile 2017

Il punto settimanale sui mercati di Igor de Maack

Commento di gestione

Questo primo turno delle elezioni francesi ha messo fine ad un’attesa durata diversi mesi. I sondaggi avevano annunciato dei minimi scostamenti tra i candidati presidenziali e, per una volta, hanno previsto correttamente l’esito elettorale. Emmanuel Macron sarà opposto a Marine Le Pen. La scelta che si presenta dinanzi agli elettori è semplice: 1) votare per rimanere nel perimetro delle nazioni democratiche, prediligendo un programma social-liberale compatibile con il funzionamento del mondo globalizzato e connesso in cui viviamo; 2) scegliere l’incognita di un candidato presidenziale che suggerisce soluzioni estreme e un programma economico senza futuro.

Al momento, i sondaggi vedono Emmanuel Macron in netto vantaggio. Rimangono, tuttavia, due settimane al secondo turno e il processo di trasferimento dei voti potrebbe non essere così evidente, se consideriamo i punteggi del primo turno. Come spesso accade, il secondo turno delle elezioni francesi si tradurrà quindi in una “non-scelta”. A differenza del primo turno, tradizionalmente espressione di un voto di appartenenza, gli elettori dovranno votare per il meno peggio, o per il candidato più vicino alle proprie sensibilità politiche. Le elezioni legislative (11 e 18 giugno) costituiranno un altro momento decisivo, poiché per poter governare in Francia occorre una maggioranza parlamentare.

In un primo tempo, gli investitori tireranno un sospiro di sollievo per non avere un secondo turno tra Le Pen e Jean-Luc Mélenchon. Potranno, fin da subito, ricominciare a investire sui mercati azionari europei, in particolare nell’azionario francese, qualora i sondaggi continuino a confermare un netto vantaggio del candidato "sobrio". Il quinquennio si conclude quindi così come è iniziato, con un'impopolarità che raggiunge livelli da record nella Quinta Repubblica, dall’epoca del Presidente Pompidou. La Francia, con un debito e una spesa pubblica da ridurre, incapace di contenere realmente il tasso di disoccupazione dopo tre anni di crescita e bloccata in un regime sociale ereditato dai Trent’anni Gloriosi, non ha ancora saputo approfittare della ripresa economica nell’Eurozona per attuare le riforme necessarie. Non è riuscita a trarre beneficio dei tassi mantenuti artificialmente bassi da parte della BCE, la quale ha decisamente voltato le spalle all'ortodossia monetaria teutonica.

Con un patrimonio di inestimabile valore (la sua cultura, le sue piccole e grandi imprese, le sue infrastrutture, la sua demografia, il suo clima, la sua posizione geografica), la Francia si vede offrire una nuova occasione (l'ultima?) per salire sul treno delle grandi nazioni (sviluppate ed emergenti), per ridare corpo (e anima) al progetto europeo ed evitare un declino programmato dopo mille anni di storia emblematica. 

Testo redatto il 24 aprile 2017 da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione. 

Il presente commento della gestione  è uno strumento promozionale di presentazione semplificato e non costituisce né un'offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente non può essere riprodotto, divulgato, comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione della società di gestione.

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Questo primo turno delle elezioni francesi ha messo fine ad un’attesa durata diversi mesi. I sondaggi avevano annunciato dei minimi scostamenti tra i candidati presidenziali e, per una volta, hanno previsto correttamente l’esito elettorale. Emmanuel Macron sarà opposto a Marine Le Pen. La scelta che si presenta dinanzi agli...
2017-04-24