08 Luglio 2016

Il punto settimanale sui mercati di Igor de Maack

Commento di gestione

Dopo le prime due vittime della Brexit (ovvero la sterlina e i mercati azionari europei) pare sia arrivato il turno dei fondi immobiliari britannici. Essi, molto probabilmente, potranno subire una crisi di liquidità in quanto già alcuni fondi immobiliari aperti hanno deciso la chiusura ai deflussi di capitali da parte degli investitori (si stima un ammontare di attività presenti nei portafogli di fondi aperti tra i 15 e i 20 miliardi di euro). Quanto sta accadendo diventa un rammemoratore ovvero ci ricorda che per definizione quando si forma una bolla in termini di valorizzazione di un'asset class essa stessa finisce prima o poi per sgonfiarsi. Un bene può essere considerato un vero rifugio solo se la sua valutazione è coerente con i fondamentali. Il notevole valore aggiunto creato dal settore immobiliare e la crescita pluriennale degli ANRs (attivi netti rivalutati)  spiegano il motivo per cui gli investitori stanno decidendo di uscirne riscattando e quindi vendendo le loro quote sul mercato ad altri soggetti che desiderano invece investirvi il proprio denaro. Il mercato immobiliare e residenziale inglese quindi potrebbe essere la prossima vittima: in questo caso si potrebbe assistere all'inizio di una crisi economica in Gran Bretagna. Crisi immobiliare e crisi economica possono essere considerati proprio come due gemelli che si intendono e si completano a vicenda. Si può fare anche un parallelo  con le obbligazioni sovrane dei paesi del'UE: ben il 55% di quest'ultime presentano rendimenti negativi e sono diventate ormai molto care in termini valutativi (alcune peraltro non rientrano nel programma di riscatto della BCE : il 31%, ovvero circa € 2,3 mld).

A differenza del detto “chi va piano va sano e va lontano”, per le banche italiane possiamo dire che "chi va piano… va malsano". Molto tempo è stato perso fino ad oggi per far fronte al problema dell'incremento dei NPLs pari a circa 360 mld € nei bilanci bancari: in un primo tempo per renderli accessibili al fondo di salvataggio Atlante e in un secondo tempo per trovare una soluzione all’eccessiva regionalizzazione e frammentazione del sistema bancario italiano ereditata dal Rinascimento. Gli investitori si pongono ora molte domande circa la ricapitalizzazione delle istituzioni bancarie e la stabilità politica in Italia: bail-in finanziato dagli azionisti, creditori e risparmiatori;  bail-out finanziato dallo Stato italiano a dispetto di tutte le nuove regole di risoluzione bancaria; o semplicemente le dimissioni di Matteo Renzi nel caso non dovesse passare la riforma Costituzionale prevista nel Referendum del prossimo autunno. I timori di un rischio sistemico britannico si combinano  oggi con quelli di un eventuale ritorno al rischio sistemico italiano. Ma l’Europa, ancora e sempre, detiene le chiavi per ripristinare una forma di atarassia sui mercati finanziari e questo anche se durante l'estate potremo assistere ad eventuali e occasionali incrementi di volatilità.

Testo redatto il 8 luglio 2016 da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione.

 

Il presente commento della gestione  è uno strumento promozionale di presentazione semplificato e non costituisce né un'offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente non può essere riprodotto, divulgato, comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione della società di gestione.

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Dopo le prime due vittime della Brexit (ovvero la sterlina e i mercati azionari europei) pare sia arrivato il turno dei fondi immobiliari britannici. Essi, molto probabilmente, potranno subire una crisi di liquidità in quanto già alcuni fondi immobiliari aperti hanno deciso la chiusura ai deflussi di capitali da parte degli...
2016-07-08