01 Luglio 2016

Il punto settimanale sui mercati di Igor de Maack

Commento di gestione

E’ già trascorsa una settimana dal referendum UK che ha stupito i mercati per il suo risultato pur provenendo da un popolo conosciuto per le sue caratteristiche democratiche e di apertura mentale. I primi commenti e le prime analisi non hanno chiarito il dibattito e non hanno nemmeno condotto ad un esito definitivo per quanto riguarda l’attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona in merito all’uscita dall'UE, la quale dovrebbe verificarsi nel mese di settembre. Da un lato, gli inglesi si sono scoperti completamente impreparati da questo uppercut popolare e nessuno dei partiti politici attuali pare voglia assumersi la responsabilità del risultato né quella delle future negoziazioni. Hanno anche scoperto, con loro sorpresa, la risolutezza immediata dimostrata dagli europei, sebbene tale risolutezza non sia stata raggiunta in un clima di serenità ma potrebbe comunque diventare la modalità di porsi nei confronti delle future trattative. Lo spartano Alexis Tsipras l’ha capito a sue spese: è difficile negoziare con qualcuno che si ha appena umiliato (i.e: l’Unione Europea). E' probabilmente con questo rancore che i leader politici europei interagiscono con gli inglesi, inducendoli ad accelerare l’uscita dall’Unione Europea, condizione necessaria per rispettare il voto del popolo britannico. D’altronde per preservare i vantaggi del mercato unico bisogna rendere l’accesso quantomeno difficile e costoso, altrimenti a cosa servirebbe questa unione?

Dopo l'angoscia di venerdì e lunedì scorsi, i mercati finanziari hanno deciso di scommettere sulla fine delle incertezze dato che l'UE adotterà una posizione ferma e coesa che porterà ad un’uscita rapida e definitiva. Gli investitori potranno quindi passare oltre, l'unica questione che rimarrà aperta sarà quella economica in quanto l’uscita definitiva dall’UE potrebbe condurre la Gran Bretagna verso una fase più difficile o addirittura di recessione. Ciò avrà necessariamente un impatto sulla crescita della zona Euro. Nessuno è in grado di prevedere quale sarà lo scenario definitivo ma sicuramente non sarà così clamoroso quanto lo è stato il risultato alle urne.  L'economia (macro e micro) riprende il suo corso e gli investitori si tufferanno sulle statistiche per cercare di individuare i cambiamenti di tendenza nel comportamento degli operatori economici. Come i management delle società, il nostro team di gestione sta procedendo ad una scrupolosa valutazione dei rischi e delle opportunità. Sorprendentemente, è ancora e sempre nella zona Euro che risulta conveniente investire dato che in qualsiasi altra area (zona dollaro, zona renminbi, zona Yen e zona Sterlina) gli equilibri sono ancora complessi e a volte fragili, mentre nell’Eurozona le numerose crisi istituzionali hanno contribuito a consolidare l’area e a mantenere ancora in piedi un’unione monetaria che alcuni definiscono ancora di "giovane esperienza". Non bisogna comunque fare del trionfalismo perché i mercati finanziari restano volatili e piuttosto sensibili agli shock di incertezza politica. Tuttavia possiamo affermare che saranno i fondamentali economici a definire il trend dei mercati nel lungo termine.

Testo redatto il 1 luglio 2016 da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione.

 

Il presente commento della gestione  è uno strumento promozionale di presentazione semplificato e non costituisce né un'offerta di sottoscrizione né una consulenza in materia di investimenti. Il presente non può essere riprodotto, divulgato, comunicato, in tutto o in parte, senza la precedente autorizzazione della società di gestione.

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E’ già trascorsa una settimana dal referendum UK che ha stupito i mercati per il suo risultato pur provenendo da un popolo conosciuto per le sue caratteristiche democratiche e di apertura mentale. I primi commenti e le prime analisi non hanno chiarito il dibattito e non hanno nemmeno condotto ad un esito definitivo per quanto...
2016-07-01