24 Giugno 2016

Commento di mercato di Igor de Maack - speciale Brexit

Commento di gestione

"See EU later". Titolava così venerdì il quotidiano The Sun. Gli inglesi hanno quindi votato per l’uscita dall'Unione Europea, prendendo in contropiede le ultime anticipazioni degli investitori. La conseguenza immediata è stato il crollo simultaneo della sterlina e dell’indice FTSE. Sui mercati europei il ribasso ha inizialmente oscurato il recente rialzo e tutti gli asset rischiosi sono stati attaccati (azioni, Europa del Sud, banche...). I beni rifugio (l’oro e il dollaro), al contrario, hanno beneficiato di questo movimento di avversione al rischio.

Questo risultato così ravvicinato e indeciso ha dimostrato i paradossi della relazione tra la Gran Bretagna e l'Unione europea che naviga tra insularità, pragmatismo e l'infiltrazione nelle istituzioni tecnocrate europee. Questo evento democratico lascerà tracce politiche, economiche e finanziarie. Politiche perché tutti i partiti populisti sognano di ripetere lo stesso scenario e perchè i paesi dell’Union Jack (la Scozia e l'Irlanda del Nord), forse, vorranno aderire all'Unione europea. Economiche perché non possiamo ignorare le conseguenze di questo periodo di  incertezza, innanzitutto sull’economia britannica e successivamente sull'economia europea, anche se la zona Euro è in pieno recupero. E, infine, finanziarie poiché le condizioni di finanziamento si inaspriranno per gli agenti economici pubblici o privati più deboli.

Negli Stati Uniti, anche la banca centrale inizia a trovare i mercati azionari costosi. Il prossimo rialzo dei tassi sarà il segno della conferma del movimento positivo dell'economia americana. Per ora la Fed è ancora esitante e le società statunitensi continuano a privilegiare i riacquisti di azioni rispetto agli investimenti diretti. Così, le società dello S&P 500 hanno acquistato per 589 Mld$ le proprie azioni tra marzo 2015 e marzo 2016, superando quindi il livello del 2007.

Il capitalismo democratico e i suoi canali di scambio (es: i mercati finanziari) si nutrono di fiducia, come Jean Tirole, premio Nobel per l'economia, ricorda nel suo libro "L'Economie du Bien Commun". L’investitore è quindi disposto a rischiare il suo patrimonio se crede nella stabilità del contesto attuale per sperare in un livello di redditività accettabile del suo capitale. Ma l'Europa, e in particolare la zona Euro, ha perso molto in "credibilità politica" negli ultimi anni, nonostante gli evidenti vantaggi del mercato comune europeo e la liberalizzazione dei servizi. La Brexit non fa altro che prolungare questa diffidenza generalizzata, che potrebbe forse  diffondersi in altri paesi dell’Eurozona in caso in cui i leader politici europei non diano una risposta abbastanza forte. Anche se altre scadenze elettorali si avvicinano (elezioni spagnole, referendum in Italia, elezioni presidenziali negli Stati Uniti, elezioni tedesche e francesi), la Brexit è stata forse la più importante per gli investitori. Il livello del premio per il rischio sui mercati europei era già abbastanza elevato e questo potrebbe limitare il futuro calo. La volatilità rimarrà ma buone pubblicazioni societarie e/o un'azione forte e coordinata delle banche centrali e delle autorità politiche europee potranno ripristinare uno slancio rialzista dinamico o almeno la stabilizzazione.

In Gran Bretagna, invece, la crisi politica è già avviata e la crisi economica non è lontana, in vista delle fragilità intrinseche (deficit delle partite correnti, bolla immobiliare, sovrarappresentazione della finanza). Da una stabilità assicurata da una monarchia millenaria, la terra degli inglesi potrebbe ora diventare un Regno Dis-Unito.

Testo redatto il 24 guigno 2016 da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione 

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"See EU later". Titolava così venerdì il quotidiano The Sun. Gli inglesi hanno quindi votato per l’uscita dall'Unione Europea, prendendo in contropiede le ultime anticipazioni degli investitori. La conseguenza immediata è stato il crollo simultaneo della sterlina e dell’indice FTSE. Sui mercati...
2016-06-24