08 Aprile 2016

Le aree economiche convergono tutte verso una crescita più moderata ma sempre sostenuta da banche centrali, di Igor de Maack

Commento di gestione

Da Igor de Maack,
Gestore e portavoce della Gestione
 

In tutto il mondo, le economie rallentano verso ritmi di crescita più moderati. La contrazione degli scambi mondiali e i prezzi delle materie prime sono i due segnali più visibili di tale tendenza. In questo scenario, i tassi di cambio e il petrolio hanno svolto finora il ruolo di indicatori della percezione del rischio. Senza una progressione degli utili societari, è difficile ipotizzare un’accelerazione della performance dei mercati azionari, sia negli Stati Uniti che in Europa. Nei prossimi mesi le scadenze elettorali e politiche creeranno un contesto poco favorevole agli investimenti, causando picchi di volatilità.

Le aree economiche convergono tutte verso ritmi di crescita più deboli.

L’economia cinese è in rallentamento da più di quattro anni. Alcuni dati (consumo di elettricità, indici di fiducia, prezzi del mercato immobiliare) indicano una situazione di crescita economica nettamente inferiore al 6,9% volontaristicamente indicato dalle autorità cinesi. Negli Stati Uniti la crescita si sta stabilizzando su livelli attorno al 2% - 2,5%, a causa dell’impatto negativo di un dollaro tuttora forte. Infine, se in Europa sembra essere in atto una vera ripresa, quest’ultima rimane comunque fragile (1,5%) e potrebbe richiedere una revisione al ribasso nell’eventualità di un nuovo shock esogeno. Per il momento, l’Eurozona continua a beneficiare del contesto più favorevole, con una liquidità monetaria abbondante, bassi tassi di interesse, disoccupazione in calo, prezzi del petrolio convenienti e saldi attivi delle partite correnti.

I rischi politici sono molteplici, ma le istituzioni internazionali ne sono ben consapevoli.

Janet Yellen ne ha tenuto chiaramente conto nel suo discorso, poiché ha annunciato il rinvio di un nuovo rialzo dei tassi di interesse adducendo un contesto mondiale instabile e complesso. L’abile gestione della situazione da parte della Presidente della Fed ha favorito un deprezzamento del dollaro di cui beneficeranno le società statunitensi e i paesi emergenti. Le scadenze elettorali o politiche sono numerose: le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, il procedimento di impeachment di Dilma Rousseff in Brasile, il referendum sulla Brexit, la formazione del governo in Spagna, la rinegoziazione del debito greco. Gli investitori sono diventati particolarmente sensibili al rischio politico in Europa dopo la crisi del 2011, e in particolar modo in seguito all’ascesa dei partiti populisti in Francia, Spagna e Italia.  Tuttavia, la governance politica in questi Stati, seppure non irreprensibile, resta migliore di quella di alcuni paesi emergenti.

Le politiche monetarie rimangono accomodanti, ma non tutte sono coronate da successo.

A partire dal 2008, tutte le grandi banche centrali sono intervenute a sostegno delle proprie economie con ricette più o meno simili: ridurre il costo del denaro ed agevolare il credito tramite il canale bancario. I  risultati di queste politiche sono però disomogenei: ampio successo negli Stati Uniti, dove l’economia registra una ripresa e la disoccupazione è diminuita, un quasi fallimento in Giappone, dove crescita e inflazione ristagnano, e incertezze in un’Europa impigliata nelle sue divergenze e rigidità interne. Una politica monetaria anche solo comparabile non può avere gli stessi effetti su economie con strutture differenti. Occorre che l’economia destinataria della politica della banca centrale sia flessibile ed efficiente in materia di circolazione, uso e redditività dei capitali impiegati. Non è certamente il caso delle economie di Cina e Giappone. L’Europa ha compiuto degli sforzi su questo fronte, ma a un ritmo eccessivamente lento. Per il momento, le politiche monetarie hanno avuto un impatto immediato sui tassi di cambio.

I mercati azionari europei offrono una doppia prospettiva: promettere un guadagno di  capitale ed assicurare la remunerazione del tempo grazie a un dividendo generoso (compreso fra il 3% e il 3,5%).

In effetti, gli attuali livelli dei tassi di interesse, negli Stati Uniti come in Europa, non consentono più di investire la maggior parte del proprio patrimonio in strategie unicamente obbligazionarie per evitare le delusioni e la volatilità. Se negli Stati Uniti lo scenario inflazionistico si materializzerà pienamente, il ritmo dei rialzi dei tassi a breve termine potrebbe subire un’accelerazione che al momento i mercati non sembrano scontare. Nell’Eurozona, la debolezza dei rendimenti ha l’effetto di una repressione finanziaria della rendita. I livelli di valutazione dei titoli azionari europei offrono una visione distorta, poiché possono apparire costosi agli osservatori più pessimisti che prevedono scenari catastrofici, e convenienti a quelli più ottimisti che sperano in una crescita generalizzata degli utili societari. La verità sta probabilmente nel mezzo. Occorre quindi scegliere con attenzione le tematiche di investimento in borsa, privilegiando in particolare i settori orientati al mercato interno in Europa e quelli che presentano valutazioni scontate. Per quanto riguarda i mercati azionari d’oltreoceano, le azioni statunitensi sembrano aver già percorso buona parte del loro cammino in termini di performance, avendo inanellato una serie senza precedenti di annate positive. Dopo mesi di purgatorio, i titoli azionari emergenti, così come le materie prime, cominciano a ritrovare il favore degli investitori. Tuttavia, questi paesi avranno bisogno di un momentum di crescita dell’economia mondiale più favorevole.

Testo redatto l’8 aprile 2016 da Igor de Maack, Gestore e Portavoce della Gestione.

Cliccate sull'immagine per scaricare il commento del mercato in PDF. 

Da Igor de Maack, Gestore e portavoce della Gestione   In tutto il mondo, le economie rallentano verso ritmi di crescita più moderati. La contrazione degli scambi mondiali e i prezzi delle materie prime sono i due segnali più visibili di tale tendenza. In questo scenario, i tassi di cambio e il petrolio hanno svolto...
2016-04-08